Da anni ci viene ripetuto che per dimagrire occorre mangiare meno. Ma il digiuno intermittente ha cambiato le carte in tavola. Cosa sarà più efficace per tornare in forma?
Essere o non essere era il dilemma di Amleto, carne o pesce il dilemma al ristorante ma il dilemma di chi oggi vuole perdere qualche chilo – o anche molti – è il seguente: è più efficace la classica dieta ipocalorica oppure il digiuno intermittente? Fare chiarezza su questo aspetto è importante non solo per perdere peso ma anche per non riprenderlo.
Dai tempi dei tempi ci è stato ripetuto che per dimagrire occorre introdurre meno calorie di quante ne consumiamo facendo attività fisica. In parole povere abbiamo sempre creduto che per dimagrire fosse indispensabile mangiare meno e contare le calorie di tutto ciò che mettiamo nel piatto.
Da qualche anno è arrivata la moda del “digiuno intermittente” che ha cambiato completamente le carte in tavola e ci dice che non importa quanto mangiamo ma importa quando mangiamo. Il digiuno intermittente, infatti, si basa non sulle calorie ma sull’orario in cui viene introdotto il cibo nel corpo.
Diversi personaggi del mondo dello spettacolo hanno spiegato di aver perso parecchio peso grazie a questa nuova strategia alimentare: uno su tutti l’imprenditore Flavio Briatore. Ma quale metodo sarà più efficace e, soprattutto, sostenibile nel tempo: la classica dieta ipocalorica oppure il moderno digiuno intermittente?
Dieta ipocalorica o digiuno intermittente? Ecco quale funziona meglio
Perdere peso può essere solo una questione estetica ma, talvolta, è anche una scelta che si fa per la propria salute in quanto i chili di troppo possono compromettere in misura importante la salute del cuore. Da qualche tempo spopola il digiuno intermittente che sta rimpiazzando il vecchio concetto di dieta ipocalorica. Ma quale strategia sarà quella davvero efficace per perdere i chili in eccesso e non riprenderli?

La dieta ipocalorica classica tutti la conosciamo: il nutrizionista o il dietologo calcolano il nostro fabbisogno energetico – cioè quante calorie ci servono ogni giorno per vivere e fare tutto quello che dobbiamo fare – e ne sottrae una certa quantità. Questa differenza calorica ci permette di perdere peso.
Il digiuno intermittente, invece, non fa nessun calcolo ma ci dice solo che dobbiamo mangiare in un arco temporale di 8 ore e digiunare nelle restanti 16 in modo da dare alle cellule del nostro corpo il modo di rigenerarsi e questo faciliterebbe il dimagrimento. In pratica una persona può, ad esempio, mangiare tra le ore 12 e le ore 20 e poi digiunare dalle ore 20 fino alle ore 12 del giorno seguente. In queste 8 ore si possono fare 1-2-3 pasti a scelta senza preoccuparsi di contare le calorie.
Per capire quale dei due metodi sia più efficace è stato condotto uno studio presso l’Università dell’Illinois, negli Stati Uniti. Lo studio ha coinvolto 90 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni, tutte affette da obesità. Metà dei partecipanti ha seguito una dieta ipocalorica per 6 mesi, l’altra metà ha seguito il digiuno intermittente.

Al termine dell’esperimento sia chi aveva seguito la classica dieta ipocalorica sia chi aveva seguito il digiuno intermittente aveva perso il 5% del proprio peso iniziale; dopo un anno tutti avevano perso in media altri 5 chili. Si può concludere che, alla fine, entrambi i metodi funzionano ma non è un caso.
La spiegazione è molto logica: durante il digiuno intermittente, anche se non si contano le calorie, di fatto si finisce comunque per mangiare meno perché si fanno meno pasti in sole 8 ore e, di conseguenza, si introducono meno calorie. Alla fine, quindi, chi segue il digiuno intermittente finisce per mangiare più o meno le stesse calorie di chi segue una dieta ipocalorica. L’unica differenza è che non le conta.